© 2015 Studio Legale Fiorin, Bologna.  Proudly created with Wix.com

SEGUICI SU:S

  • Facebook Icona sociale
  • LinkedIn Social Icon
  • Twitter Social Icon
Cerca
  • Studio Legale Fiorin

Bigenitorialità: addio ai "fine settimana alternati" senza pernottamenti infrasettimanali?

La sentenza 9764 della I Sezione della Cassazione, resa in data 8 aprile 2019, ha lanciato un segnale importante al mondo delle separazioni coniugali, nel senso del superamento della prassi dei "fine settimana alternati" come massima concessione al diritto di visita del genitore non convivente.

Finora, anche dopo il 2006 - quando l'affidamento condiviso mise fine alla prassi addirittura "segregazionista" in precedenza vigente, per cui le visite infrasettimanali per i padri separati avrebbero potuto costare anche una denuncia - è sopravvissuta la prassi per cui in prima battuta, specie nelle richieste giudiziali e nei conseguenti provvedimenti provvisori, ai padri separati può venire concesso di vedere i propri figli solo un sabato e domenica su due.

Il cosiddetto "pernotto" - come, con termine un po' militaresco, ormai i familiaristi si sono abituati a chiamare i pernottamenti nella nuova abitazione del genitore che è dovuto uscire alla casa familiare - ancora oggi tende a venire concesso solo quando si riesce a convincere la madre separata, ancor prima del giudice. Come se si trattasse di una concessione, anziché di un diritto dei figli ancor prima che dell'altro genitore.

Ora tuttavia, in vista di una riforma dell'affidamento condiviso che introduca i tanto sospirati tempi paritetici, qualcosa forse si sta muovendo. Infatti la Cassazione, in un caso nel quale al padre erano stati negati i pernottamenti infrasettimanali, ha richiamato espressamente l'art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, sul diritto "al rispetto della vita privata e familiare", per affermare che i fine settimana alternati, se imposti dal giudice, possono rappresentare una illegittima "restrizione supplementare" del diritto del genitore non convivente a non subire intromissioni nella propria vita privata e familiare.

La sentenza in esame, pur confermando che all'autorità giudiziaria vada riconosciuta ampia libertà in materia di affidamento, ha dunque evidenziato la necessità di contenere al massimo e controllare rigorosamente le suddette "restrizioni supplementari", intendendo per tali quelle apportate dalle autorità al diritto di visita dei genitori.

Tali limitazioni infatti secondo la Corte "comportano il rischio di troncare le relazioni familiari tra un figlio in tenera età e uno dei genitori o entrambi, pregiudicando il preminente interesse del minore". In tale senso è stata richiamata anche la decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del 09 febbraio 2017 (ricorso n. 76171/13) con la quale era stato riconosciuto come le compressioni del diritto di figli e padri di mantenere significative relazioni, mediante restrizioni immotivate del diritto di visita, siano appunto in violazione dell'art. 8.

La sentenza, poi, ha opportunamente stigmatizzato la condotta "ostracistica" della mamma che non voleva consentire le visite infrasettimanali del padre, considerandola "gravemente lesiva del diritto del minore alla bigenitorialità", che così è stato confermato come principio che deve essere finalmente riconosciuto come prioritario nelle decisioni sull'affidamento.

"Tra i requisiti di idoneità genitoriale del genitore "collocatario", ha aggiunto in conclusione la Corte, "rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l'altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e sana". Insomma, una volta di più si è affermato che le condotte lesive del principio di bigenitorialità sono da considerarsi come gravemente contrarie all'interesse preminente del minore, e possono dare luogo non solo a sanzioni nei confronti del genitore inadempiente, ma anche, nei casi più gravi, a una drastica revisione delle condizioni sull'affidamento.