Il Diritto e il Desiderio

Ritrovare sé stessi attraverso i conflitti familiari - Ares, 2020

Presentazione 

di Claudio Risé

Questo libro nasce da un’angoscia e da una speranza. La prima discende dall’esperienza di avvocato matrimonialista accumulata dall’autore, che ha iniziato a scrivere di crisi familiari con i saggi La fabbrica dei divorzi (2008) e Finché la legge non vi separi (2012), entrambi per le Edizioni San Paolo. La speranza, invece, che già si era manifestata nel successivo L’Amore non si arrende – Introduzione alla conciliazione familiare (Ares, 2017), riguarda la possibilità di restituire un futuro alle famiglie, anche quelle ferite, e dunque all’intera società, valorizzando i bisogni e i desideri essenziali che sono iscritti nel cuore di ogni uomo. Questi ultimi, purtroppo, oggi vengono negati da sovrastrutture culturali e giuridiche delle quali il più delle volte gli interessati non sono nemmeno consapevoli. 
Il Cardinale Carlo Caffarra, l’amato e compianto arcivescovo emerito di Bologna, grande esperto di morale familiare, già nei primi anni dopo il Duemila denunciò la progressiva identificazione tra il desiderio e il diritto come una «metastasi spirituale» che stava aggredendo tutta la società occidentale. A causa di questa affermazione venne immediatamente bersagliato da veementi critiche provenienti dai promotori della disgregazione familiare, così come era accaduto al suo predecessore sulla Cattedra di San Petronio, il Cardinale Giacomo Biffi, che prima ancora dell’alba del nuovo millennio aveva denunciato la «dominante cultura divorzista» e quello che definiva il «terrorismo demografico».
Da allora, nel giro di pochi anni, i fenomeni denunciati da quei due appassionati difensori della famiglia naturale si sono ampliati a dismisura, così come altri processi sociali che il Cardinale Biffi previde assai prima e meglio di tanti uomini di Chiesa tuttora distratti. Si tratta di derive che stanno portando a una disgregazione sociale, a un’insoddisfazione diffusa e a una denatalità mai così drammatiche nel nostro Paese, ma nello stesso tempo mai così trascurate da chi avrebbe la responsabilità di affrontarle. 
Oggi stiamo vivendo nella società del «passaggio all’atto», dove a causa della metastasi denunciata dal Cardinale Caffarra il diritto autorizza il trasferimento di ogni desiderio nella ricerca di soddisfazione immediata. Entrambi i citati pastori cattolici avevano dunque perfettamente compreso che il problema del divorzio, pur riguardando principalmente la sfera morale e spirituale, si nutre (spesso intossicandosi) dei rivoluzionari cambiamenti legislativi e del diritto vivente che si sono affermati in tutta la società occidentale. Simili squilibri, impensabili fino a pochi anni fa, sono dilagati impetuosamente mediante un motus in fine velocior – come dicevano gli antichi riguardo ai processi di decadenza – che ha orientato il costume in senso profondamente contrario alle ragioni della famiglia e della continuità morale e materiale delle generazioni, e al benessere del mondo vivente nel suo complesso.
Sarebbe urgente arginare la dissoluzione incipiente con riforme precise e sistemiche che coinvolgano tutte le dimensioni della vita pubblica, e non soltanto con sermoni più o meno accorati  rivolti alle singole persone. Tuttavia, l’autore di queste pagine, grazie alla sua esperienza di avvocato familiarista, sembra essere arrivato a pensare che operando nella dimensione del privato e persino della quotidianità si possa fare ancora molto per salvare la famiglia naturale, e ha illustrato in modo catturante come farlo.
Di certo non è più sufficiente intervenire nel pubblico dibattito con la critica del divorzismo, cosa che peraltro sta diventando sempre più difficile e vana, vista l’apparente impossibilità di superare le menzogne e gli ostacoli frapposti di continuo dal codice del politicamente corretto, ormai diventato obbligatorio. Per raggiungere una diversa efficacia è però necessario che coloro che hanno a che fare con la crisi della famiglia, e soprattutto con la sua perdita di significato, imparino a mostrare alle persone che essa risponde tuttora alle esigenze più profonde che continuano a essere iscritte nel cuore e nel corpo di ogni uomo e donna, a tutte le età e in tutti gli stati di vita. Questo rimane possibile anche se si tratta di persone già devastate nel loro intimo dalle ferite inferte dal divorzismo e dall’individualismo dilagante.
La convinzione sottintesa alle pagine che seguono è che, nell’attuale decadenza della società occidentale, per quanto sembri preclusa ogni via per riportare al centro del discorso pubblico la questione della indispensabilità della famiglia naturale, sia invece ancora praticabile, per così dire, una ripartenza dal basso, affrontando insieme alle persone reali i processi psichici che stanno alla base delle loro sofferenze. In altri termini, è ancora possibile offrire alle vittime del divorzismo la chance di recuperare serenità e persino benessere, rivedendo i loro modi di pensare e agire nei confronti degli altri componenti del loro sistema familiare, anche a fronte della devastazione indotta dalla crisi. 
Per questo, i dodici capitoli di questo libro sono stati ispirati dalle immagini archetipiche della psicologia analitica, che l’autore ha studiato nei suoi fondamenti per recuperare efficacia nella sua professione di avvocato familiarista. Lo scopo è quello di aiutare i singoli e le coppie a non arrendersi agli oceani di sofferenza e di ingiustizia – come li definì fin dalle sue prime pubblicazioni –  provocati senza valide motivazioni dalla realtà contemporanea del divorzio facile. È questa, infatti, l’unica via che (ancora per molti anni) ci sarà data per contrastare in qualche modo i disastri del no fault divorce, il divorzio senza colpa, concesso in tutte le nazioni occidentali fin dagli anni Settanta del secolo scorso. 
In questo libro si tratta dunque di storie vere di separazione e di divorzio, storie di sofferenza e talvolta di rinascita. Esse non rappresentano affatto casi limite, ma sono emblematiche dell’esperienza che oggi, solo in Italia, coinvolge centinaia di migliaia di coppie ogni anno. Si tratta di esperienze impervie, che vanno contro la corrente dominante della «vita facile», minata dall’abbandono della ricerca di senso e ormai sostituita dalla sostituzione di desideri ridotti a pulsioni. Contro questo impoverimento dell’esistenza, questo saggio valorizza le ricerche e le esperienze di tutti coloro che rifiutano la retrocessione dell’umano a realtà oggettivata e inanimata, e attraverso la frequentazione di immagini e personaggi del mondo simbolico e archetipico ritrovano la libertà propria dell’uomo e della sua società.
Ciascuna delle storie che seguono, come se fossero i capitoli di un romanzo, è ispirata dalla presenza dominante di uno degli archetipi individuati da una psicoanalista contemporanea, l’americana Carol S. Pearson, che si è formata anch’essa sugli studi di Carl Gustav Jung e dell’americano James Hillman. Essa ha introdotto l’immagine di dodici archetipi divisi in gruppi da quattro, ciascuno riferito a una distinta area della psiche umana, sia maschile che femminile.  
Troveremo quindi l’Innocente, l’Orfano, il Guerriero e l’Angelo Custode, che sono mossi dall’Io, la dimensione della psiche che presiede alla coscienza. Vi saranno poi l’Esploratore, il Distruttore, l’Amante e il Creatore, che sono invece espressioni dell’Anima o dell’Animus, che nella pratica clinica e nella teoria junghiana rappresentano rispettivamente la componente inconscia femminile della personalità dell’uomo, e viceversa nella donna. Infine, ecco il Sovrano, il Mago, il Saggio e finanche il Folle, che sono più vicini al , il concetto più importante della psicologia analitica di Jung, che rappresenta «l’unità e la totalità della personalità considerata nel suo insieme» e quindi la meta del processo di individuazione di ciascuno. Ognuno dei citati archetipi esprime un aspetto psicologico preciso, che concorre insieme agli altri a formare la personalità, benché uno soltanto tenda a dominare sull’insieme. Talora, un simbolo si propone in contrapposizione ad altri, e il conflitto che si crea tra essi è davvero presente in molte storie di disgregazione familiare. 
Il tutto è più semplice di quello che sembri, e si verifica davvero nell’esperienza di tutti, anche se il più delle volte la potenza degli archetipi agisce sul piano inconscio e non emerge al livello della consapevolezza. Per questi motivi, la lettura delle storie qui raccontate potrà aiutare a fare nascere un nuovo modo di guardare alle crisi familiari, sia proprie che altrui. Auspicabilmente, l’autore intende pure lanciare un messaggio di speranza, con l’invito a riprendere in mano la propria vita ferita da una separazione o un divorzio.
Come ebbe a dire a suo tempo San Giovanni Paolo II, nell’esortare a non cedere allo scoraggiamento e alla rassegnazione: «non è cambiato infatti il disegno di Dio, che ha iscritto nell’uomo e nella donna la vocazione all’amore e alla famiglia. Non è meno forte oggi l’azione dello Spirito Santo, dono di Cristo morto e risorto. Nessun errore e nessun peccato, nessuna ideologia e nessun inganno umano possono sopprimere la struttura profonda del nostro essere, che ha bisogno di essere amato ed è a sua volta capace di amore autentico». Sono parole potenti, dotate della forza trasformativa della Resurrezione.  
Quel che tuttora serve, per realizzare questo disegno di salvezza nella nostra travagliata postmodernità, è riscoprire che la felicità si trova nel donarsi e nel trascendere sé stessi in quel sistema di relazioni, indispensabile all’avventura umana di ognuno di noi, che è l’amore per la propria famiglia.

© 2015 Studio Legale Fiorin, Bologna. 

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