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Il Re di Picche
Romanzo, Edizioni Il Timone, 2026

Quando aveva poco meno di trent’anni, Valerio si era sposato
per amore, o almeno così credeva. Col tempo, però, il suo matrimonio era diventato un continuo compromesso con la memoria. Partito da giovane che non voleva escludere l’idea romantica del “per sempre”, a cinquant’anni
suonati si era ritrovato, suo malgrado, a doversi chiedere se il suo matrimonio sarebbe arrivato indenne alla fine dell’anno.
Era un professionista, ma si sentiva piuttosto un collaboratore familiare a tempo pieno, con il compito di gestire l’approvvigionamento, l’umore dei figli e i bisogni emotivi della moglie. Senza mai poter dare l’impressione di volere
qualcosa per sé. Non era nemmeno più chiaro in lui dove finisse il padre e dove cominciasse il distributore automatico di risorse finanziarie. Il bancomat, insomma. Una volta, pensava, l’uomo di casa era una figura rispettata e ben
riconoscibile. Oggi, ad andar bene, era quella di un intermediario.
A sentir lui, la crisi del maschile non era fatta di tragedie, bensì di silenzi e di omissioni. L’uomo dei nostri tempi non sapeva più se dovesse proteggere, accudire, collaborare o semplicemente scomparire.

Nonostante tutto ciò, nel fondo del suo cuore Valerio aveva sempre continuato a crederci. All’amore, al matrimonio, al sacrificio, alla pazienza. A tutte quelle cose che oggi suonano come battute di una vecchia commedia che nessuno
mette più in scena. Fu quando cominciò a sospettare che la sua vita stesse seguendo un copione riscritto da qualcun altro, che arrivò a chiedersi: vale ancora la pena di provarci, di sopportare, di tenere duro? O è ora di dichiarare il fallimento e avviare la procedura di riciclo affettivo? In quel momento cominciò davvero la sua storia.

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© 2015 Studio Legale Fiorin, Bologna

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