Lo sguardo del padre
Una storia dal fronte della guerra tra i sessi - Il mio libro, 2021

Dalla Introduzione

Prima ancora che iniziasse il Novecento, Friedrich Nietzsche aveva preconizzato l’imminenza di una spietata guerra tra i sessi, che avrebbe travolto la società europea. A suo dire, questo conflitto permanente sarebbe stato dovuto alla degenerazione di quello che Goethe aveva chiamato l’eterno femminino. Le sue furono parole profetiche, che oggi i pregiudizi correnti tentano di liquidare con l’accusa di misoginia, di per sé nemmeno la più grave tra le tante che sono state rivolte al filosofo dello Zarathustra. L’origine di tanto livore verso le donne, secondo i superficiali, si spiega semplicemente con la delusione amorosa che Nietzsche patì per opera di Lou von Salomé, una donna intrigante, colta e intelligente, che fin da giovanissima si era sforzata di filosofeggiare sull’esistenza di Dio e anche per questo aveva immediatamente affascinato l’inquieto pensatore tedesco.

Gli studiosi di Nietzsche ben conoscono una fotografia scattata a Lucerna nel 1882, che ha ispirato una parte della storia che segue. In essa, la giovanissima Lou, pur senza saperlo, ha simbolicamente anticipato temi oggi scontati, ma all’epoca ancora esecrati dai salotti borghesi, come la liberazione sessuale della donna, il libero amore e il ménage a trois, che quasi un secolo più tardi sarebbero dilagati e si sarebbero colorati di femminismo, entrando a far parte dell’esperienza comune e contribuendo in modo decisivo alla odierna crisi del matrimonio e alla distruzione della famiglia naturale.

La Salomé in quel periodo si era accompagnata a Nietzsche e a Paul Rée, all’epoca il migliore amico di quest’ultimo, e aveva addirittura formulato l’intenzione di convivere con entrambi, stabilendo tra di loro una relazione che in realtà fu assai più cerebrale che non erotica. Tant’è che, per ispirazione della giovanissima intellettuale di origine russa, il loro triangolo volle rappresentarsi addirittura come unaTrinità filosofica, blasfema parodia della Trinità cristiana. Nello stesso tempo, tuttavia, la von Salomé rifiutò le appassionate proposte di matrimonio del grande filosofo, che di questo soffrì profondamente.

I tre intellettuali figurano insieme nella sopra citata fotografia, dove Lou maneggia un frustino alle spalle dei due uomini, che così appaiono idealmente come due servitori che trainano il carro sul quale si trova assisa la loro padrona. Un’immagine di tormento e delizia che dimostra come quella intercorsa tra i tre pensatori sia stata una storia privata densa di temi e di simboli psicoanalitici di valore universale. Per contrasto, essa ci ricorda che – quando si tratta della nuova disciplina nata nel secolo scorso con Freud e Jung – è quanto mai decisivo saper «vagliare ogni cosa e trattenerne il valore», per dirla come San Paolo ai Tessalonicesi.

Infatti, a poco meno di centoquarant’anni di distanza da quei fatti, non si può negare che la guerra tra i sessi prevista da Nietzsche sia ormai divenuta conclamata, e pure cruenta, in tutto il mondo occidentale. Essa ha comportato evidenti fenomeni di disgregazione familiare e sociale, di malessere psicologico diffuso, di impoverimento collettivo e, notoriamente, pure di violenza fisica. Per quanto sia diventato scomodo dirlo – a causa della propaganda che accompagna ogni guerra – si tratta di situazioni dovute anche all’insorgenza di narcisismo e distruttività femminili, in modi e misure mai riscontrate prima nella storia, tanto che una rediviva Lou von Salomé oggi sarebbe di gran lunga un personaggio banale.

La rivoluzione sessuale ha parte di responsabilità per quanto è accaduto, ma per trovare una via d’uscita non sarà mai sufficiente puntare il dito su di essa. Infatti, non solo per reazione al fenomeno, troppi uomini dei nostri giorni hanno iniziato – depressione e violenze fisiche a parte – a non essere più all’altezza del loro compito di custodi dei propri cari, così come del bene comune dell’intera società. Si può dire che essi abbiano perso il contatto con quello che il protagonista di questo romanzo definisce come lo sguardo del padre. È questo il problema più urgente tra i tanti che il nichilismo e il relativismo postmoderno, pure profetizzati dalle opere di Nietzsche, ci hanno lasciato in eredità.

Tanto premesso, resta il fatto che oggi le insufficienze e le miserie maschili hanno già chi le racconta, spesso in modo ingeneroso. Scarseggia invece la capacità di ammettere che alla base della crisi dei rapporti familiari, così come, in genere, del conflitto tra i sessi che sta diffondendo tanto malessere nella nostra società, vi sia il problema dell’assenza del padre, rispetto alla quale da ormai più di un decennio l’autore sta cercando di lanciare l’allarme, citando assieme ad altri una messe di dati e di riscontri inoppugnabili.

Al suo quinto libro, il predetto autore si è reso conto che la competenza di un avvocato, nonché quella di uno studioso di filosofia e di sociologia del diritto, interessato pure alla psicologia analitica, non sono sufficienti per farsi ascoltare da tutte le persone alle quali si vorrebbe parlare. L’involversi della nostra società, sempre più disgregata e priva di punti di riferimento, ha infatti comportato tra le altre cose che oggi la competenza non vada più di moda. La saggistica è considerata un affare per specialisti, se non proprio per grilli parlanti che infastidiscono la gente con le loro teorie noiose e pessimiste. Invece, la letteratura, anche quella con poche pretese, riesce a raggiungere meglio la mente e il cuore delle persone. Tra l’altro, per tramite di essa si riesce a mettere in opera la potenza del simbolico e dell’immaginario, alla quale, da appassionato di psicoanalisi, l’autore ha dedicato altri suoi scritti.

Questa storia, surreale e anche cinica quanto si vuole, è quindi dedicata a tutti coloro che hanno nostalgia del padre. Non soltanto di quello che non hanno potuto avere, ma anche di quello che, spesso non per colpa loro, vorrebbero diventare senza riuscirci.

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